Vado via (ma in fondo lo sono già)

Ieri sera, in differita, grazie alla Rai,che impedisce l’accesso alle dirette dall’estero e usa formati proprietari per distribuire i propri contenuti, ho visto l’ultima puntata di “Vieni via con me“.

Provo una profonda amarezza.

Pur nella sua semplicità, qualcuno dirà faciloneria, uno dei meriti di questo programma è stato quello di aver parlato in maniera aperta di argomenti scomodi. Di quelli di cui non vogliamo parlare mai e consapevolmente scegliamo di ignorare.

Ha ragione Saviano. Gli Italiani sono fatti così. Se ne fregano.

Forse è questo che mi ha colpito più di tutto. L’aver messo in “piazza”, le debolezze, i difetti, i sentimenti e i modi di fare di un intero Paese. Nessuno, a mio parere, era riuscito a catturare l’attenzione di così tante persone, e a metterle di fronte allo specchio delle proprie meschinerie.

Da qualche mese, sono uno dei cosidetti “cervelli in fuga”. Per scelta, ma anche per necessità. Per scelta, perchè volevo andare “fuori”, per necessità, perchè dentro non mi sentivo più bene. E, quindi, eccomi qua, in fuga. Ma in fuga da che? Dall’Italia raccontata da Saviano? Anche.

Sono in fuga da un modo di pensare sempre “alla furbesca” (un bel neologismo appena coniato (da me) ); dal voler cercare di approfittarsi degli sbagli altrui: dal voler chiudere un occhio, di fronte alle storture; dal voler campare alla giornata, perché tanto non cambia niente.

Il mio è un atteggiamento vigliacco, scappo, perché non posso e non voglio rimediare. E’ vero, mi ritengo un vigliacco, perché non voglio lottare ogni volta per vedere rispettati i miei diritti, perché non voglio dover lottare con il nepotismo di chi sceglie la via facile, perché sono stanco di essere trattato meno di chi é un “VIP” e di vedere gli altri essere trattati come me, solo perché non sono “figli, nipoti, dentisti di”.

Chi ha girato un po’ il mondo, come me, sa che fuori l’Italia, non è vero che si sta meglio. Fuori l’Italia, dalla propria terra madre, si sta peggio. Si è lontani dagli affetti più cari, dalla propria famiglia, dalla propria cultura, dalle proprie radici: come si fa a stare meglio?

Eppure, fuori l’Italia, si respira. Camminando per le strade, l’aria a un odore diverso: di libertà.

Fuori l’Italia si è liberi di essere quello che si vuole, non ti conosce nessuno, nessuno ha preconcetti sul fatto da dove vieni. Incontri, o ti scontri con le persone per strada, e potrebbe essere l’inizio di qualcosa di importante, oppure no.

Fuori l’Italia, tutto sembra possibile, basta volerlo. “Sembra”, è un’illusione, ma dentro l’Italia, non ho neanche quella.

Vado via, e ormai sono già andato via, perché l’Italia mi sta stretta, perché mi soffoca, perché mi limita. Vado via con rammarico, perché vorrei non andare via. Vado via, perché ho la speranza che un giorno l’Italia imploda sul serio, su stessa, sul peso del proprio menefreghismo, sulle proprie incongruenze. Magari, allora potrà rinascere come una fenice. Vado via perché voglio avere una famiglia, che sia libera di pensare, di agire, di realizzare qualcosa, di essere semplicemente l’inizio di nucleo. Vado via perché voglio che i miei figli possano avere una possibilità, negata allo stato attuale, di essere migliori di me, di avere qualcosa di meglio, di poter avere delle occasioni, senza essere “figli di”.

Eppure…

…voglio tornare. Con tutto il mio cuore. Perché, come ha detto Enzo Biagi, io sono Italiano.

On the path of Troubles

This entry is part of a series, Northern Ireland 2010»

Last day in Donegal, before coming back to Belfast.
Blessed by a sunny sky, we went for a decent visit of Derry/Londonderry.

2010 08 20 120816.800 300x199 On the path of Troubles

Entering Free Derry

Except from being the “Walled City”, Derry does not have too much to sightsee.
However, you can always take a pleasant walk inside the old city, looking here and there, just for fun.

Read more about Derry/Londonderry

The rainy wood

This entry is part of a series, Northern Ireland 2010»

When you are in Northern Ireland, it is better to use at the maximum the not-so-cloudy-to-rain days.
On Day 6, our destination was the Glenveagh National Park.

2010 08 19 111331.800 300x209 The rainy wood

The road towards the Glenveagh National Park

This park is located in the heart of Donegal County, an hillside land, full of astonishing natural places.
At the center, the small Glenveagh Castle welcomes the visitors.

Read the sad story about the Glenveagh Castle!

The Stones and the walled city

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The disappointing bad weather in the causeway on day 3 was so high that we decided to come back again.
The sun on day 4 was shining all over the hexagonal stones of the Giant’s, and finally, the natural beauty of the Giant’s Causeway was revealed to us.

2010 08 17 130103.800 300x199 The Stones and the walled city

The Giant's Causeway

Want to see more pictures? Keep reading!

Google un-censor China

It seems Google finally discovered the hot water, and taken a new approach to China.
Well done! Yeah, as an activist at Amnesty International, and idealistic person, I’m very happy about this decision.
Of course, who dare to not be happy? But, reading twice this piece of news a question arises.
Where was Google in the past years? With its head under the sand? Maybe they were blind by the shining of waving things…
Human rights are denied all over the world. China is one of the top-most repressive free speech: people are tortured, the justice is unfair, there are arbitrary arrests and detentions.
Suddenly, Google is attacked by Chinese hacker and they discover that, maybe, something is wrong. Because of this accident, they are reconsidering their approach to China. Fine. “Not to be evil”, is your motto, and finally you understand that was bad bow your head for the Chinese money. Now, you have the opportunity to show to the world that the change is possible.
Please, do not stop by just this episode. Keep opening the Internet, everywhere. Keep the free speech, well, FREE!

And then, we will forgive you this late second thoughts…

 Google un censor China

Miserabili

Siamo un mondo in crisi. Continuano a dircelo un po’ da tutte le parti. La crescita faticosamente riprende, ma ancora le persone non la vedono.
Siamo prigionieri di proclami che ci dicono di essere ottimisti, di politici che ci sorridono, per poi rubarci la dignità di essere liberi pensatori.

In mezzo alla desolazione del pensier comune, una cosa mi ha colpito, con la forza di una verità sconvolgente.
Siamo in crisi, ma non è detto che si debba arrendersi.

miserabile amica1 Miserabili

Più o meno è questo il succo dello spettacolo di Marco Paolini, andato in onda su La7 due giorni or sono. Uno spettacolo incentrato sull’illusione del libero mercato, dell’economia galoppante, della rincorsa al consumismo.
Con il suo fare ironico e un po’ beffardo, Marco Paoloni ha provato a farci capire che tutto sommato, la crisi non è la ragione principale per cui ci sentiamo un po’ “miserabili”.

Il miserabile è colui che perde la speranza, che si rassegna all’inevitabilità delle cose, senza provare a lottare per cambiare ciò che non va.
La crisi certamente ci fa perdere la fiducia, nelle istituzioni, nell’economia, nelle piccole cose di tutti i giorni. Però quello che non fa è toglierci la nostra voglia di opporsi, di lottare per ri-emergere dal fondo del lago.
Si deve essere ottimisti? Certo, ma non come qualcuno che demagogicamente fa proclami sul “tanto va tutto bene, chi dice il contrario dice una bugia”. L’ottimismo non è un atteggiamento passivo, non bisogna aspettare sul bordo del fiume.
Vogliamo che le cose cambino? Dobbiamo essere i primi ad agire in tal senso. Essere ottimisti non basta, occorre rimboccarsi le maniche ed essere artefici del proprio vivere.

Che tutto questo sia stato “rivelato” da uno spettacolo teatrale, è solo un fatto marginale. Avere un cervello significa anche cogliere spunti di riflessione dalle cose più semplici e banali.
E a volte basta un semplice programma televisivo per avere una visione cristallina di verità che, in fondo, sono già sotto la superficie (in)cosciente del nostro pensiero.

Per inciso lo spettacolo è stato eccezionale, e il supporto musicale dei Mercanti di Liquore veramente ben congegnato.
Per non parlare poi della scenografia, i container del porto di Taranto ben inquadravano la sensazione di oppressione, ma al tempo stesso di speranza e possibilità.
Memorabile la definizione del secondo principio della termodinamica:

Il secondo principio della termodinamica è quello che dice che, se hai un acquario e vuoi fare una frittura mista, non è detto che dopo puoi riavere l’acquario

M'illumino di meno

milluminodimeno M'illumino di meno

M’illumino di meno, la campagna lanciata da Caterpillar, programma di Radio2, vi ricorda che oggi è la giornata del risparmio energetico.

Un’occasione preziosa per riflettere su un uso consapevole delle risorse, ancor più in questo periodo di crisi.

Ok basta con il comunicato ufficiale (leggetevelo qui).
Ricordatevi di spegnere luce, gas, riscaldamenti, stufetta scalda-gambe, scalda tazza usb (lo so che ce l’avete), scalda tazza (aka tavoletta del cesso), e un po’ anche il cellulare.

Se poi volete essere un po’ più coerenti, non fatelo solo oggi, ma ogni giorno ricordatevi di spegnere la luce icon smile M'illumino di meno

Infine, per quelli che si sentono più geek, scaricatevi il font ecologico, Ecofont, anche detto “il formaggio font coi buchi” e “i buchi con la menta l’inchiostro intorno” (cit)! (thanks Flavia per la segnalazione)

Feeling optimistic

It’s Monday. A new week just started. As usual, I’m going to work.

balloons Feeling optimistic

I can listen the children going to school. Their screams.
I’m watching the open land, the bus is running towards the station. Clouds in the sky.
Listening some Japanese music. Ah! I feel so good! Sometimes have no clue about what you listen is a bless. Your mind just start waving your thoughts.

My thesis, a picture, my work, the robots, 1 billion other things waiting for attention, my attention.
Looking from outside an overwhelming pressure over my head, an urgent willing of just doing it.

Who cares…

Today I woke up with some sense of power. Not power in the sense “I can destroy anything”, but “I can manage anything”.
I’m not hyped up.

I just feel optimistic.